Ciao a tutti i lettori di questo blog.
Oggi vorrei parlare di un argomento molto discusso in questi giorni sul web, ovvero la scelta di Sony Interactive Entertainment di interrompere definitivamente la produzione di dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation a partire da gennaio 2028.
Per chi non ha mai avuto interesse in questo settore, la cosa potrebbe non sembrare così coinvolgente, ma in realtà c’è molto di più dietro tutto questo.
Ho voluto scrivere questo post proprio per spiegare perché sono contrario a questa decisione, anche se siamo nel 2026 e, come sappiamo, la tecnologia avanza — ma spesso, oltre a risolvere problemi, ne crea altri.
Dopo aver letto la notizia, con mio stupore ho trovato sui social un bel po’ di utenti che fiancheggiano questa decisione aziendale, solo per un fatto di comodità; ma credo che si guardi troppo spesso solo il proprio orticello, senza pensare alle conseguenze di questa scelta.
Le frasi più comuni sono state:
«È giusto che sia così, siamo nel 2026, ancora con il supporto fisico?»
«Sul PC non esiste un supporto fisico dal 2013, era solo questione di tempo!» «Il disco è scomodo, meglio scaricare tutto il gioco online perché è pratico e veloce. Arrendetevi, ormai il disco è preistoria!»
Non che queste parole siano del tutto sbagliate, ma mi sembra sempre di leggerle come una forma di resa mischiata a un pizzico di menefreghismo. Si prende tutto come viene, senza pensare a come risolvere i problemi che ne derivano, ignorandone le conseguenze.
(Tieni presente che sto affrontando il tema dal punto di vista dei videogiochi, ma le stesse problematiche ricadono anche su film, musica e altri contenuti digitali.)
Le conseguenze
- Il monopolio della vendita dei videogiochi
- Costi dei giochi a prezzo pieno anche in versione digitale
- La scomparsa totale del mercato dell’usato e dello scambio
- La scomparsa dei negozi fisici
- Il solo acquisto di licenza d’uso
- La preservazione del videogioco
Il monopolio della vendita dei videogiochi
Senza la concorrenza dei negozi fisici (Amazon, MediaWorld, Unieuro e i piccoli negozianti), la nostra amata Sony avrà il monopolio assoluto sui prezzi dei nuovi giochi. Questo significa che non ci saranno più guerre al ribasso, né sconti in giro sul web, ma un unico prezzo.
Costi dei giochi a prezzo pieno anche in versione digitale
Già so cosa hai pensato: se non producono più confezioni o dischi, sicuramente il prezzo del gioco si abbasserà, accontentando così l’utente.
Qui, purtroppo, si sta sognando a occhi aperti. L’azienda pensa alle entrate, non è un ente di beneficenza. Quindi i prezzi resteranno inchiodati sugli 80-90€, o saliranno ulteriormente, con la scusa che altrimenti non rientrerebbero nei guadagni a causa degli eccessivi costi di produzione dei tripla A.
La scomparsa totale del mercato dell’usato e dello scambio
Questa è forse la parte più dolorosa per l’acquirente, perché dal 2028 in poi dovrà dire addio alla vendita dell’usato per potersi permettere l’acquisto di altri giochi. La vendita dell’usato garantiva un risparmio notevole e la possibilità di comprare più giochi all’anno.
Anch’io in passato ho usato questo metodo, quando i tempi non erano dei migliori, per permettermi più giochi. E infine non potrai più prestare un gioco a un amico o a un fratello semplicemente inserendo il disco nella sua console.
Sembrano sciocchezze, ma non lo sono.
La scomparsa dei negozi fisici
Ovviamente, senza il supporto disco, il negozio fisico perde ragione di esistere. Fare un semplice regalo si tradurrà in una ricarica o in codici da scaricare. Nasceranno nuovi fallimenti e licenziamenti di personale. Si perderà un luogo di ritrovo per i videogiocatori, dove poter coltivare passioni e creare nuove amicizie. Mi chiedo: GameStop, già fallita una volta con la chiusura di molti negozi e la conversione di altri in GameLife, riuscirà a reggere il colpo anche dopo questa notizia?
Il solo acquisto di licenza d’uso
La cosa che più mi urta è la mancanza di possesso reale sugli oggetti acquistati. Ogni volta che compriamo a prezzo pieno un prodotto online, questo può esserci sottratto in qualsiasi momento, anche a distanza di anni, per semplice volontà aziendale perché di fondo non stiamo comprando il gioco, ma la licenza per utilizzarlo (e non è mai per sempre). Sempre connessi online, a discapito di chi ancora oggi non riesce ad avere una buona connessione internet.
La preservazione del videogioco
Questo potrebbe essere un argomento troppo complesso per essere trattato in poche righe, e di certo non nasce con PlayStation, ma vale comunque la pena citarlo per ultimo, perché con l’avvento del digitale alle aziende sembra interessare sempre meno la preservazione del videogioco.
Un po’ come se fosse usa e getta: tra qualche anno, se volessi giocare a un titolo come Super Mario, non potrei più farlo, perché probabilmente non esisterà più una copia fisica giocabile offline.
E questo è davvero triste.
Le obiezioni più comuni (e perché non mi convincono)
C’è chi mi dirà: «Ma il digitale riduce gli sprechi di produzione — niente plastica, niente imballaggi, niente trasporto: è un bene per l’ambiente». Vero, ma da quando le aziende hanno imboccato questa strada (e non solo Sony) non hanno mai ridotto il prezzo dei giochi. Se un gioco fisico costa 90€, in digitale costa comunque 90€. Quindi sì, si salva l’ambiente, ma il cliente non ci guadagna nulla. Alla fine l’azienda strizza l’occhio all’ambiente, ma pensa solo al proprio profitto, approfittandosi del consumatore.
C’è anche chi dice: «Il digitale può aiutare la preservazione, se un domani ci fosse accesso libero agli archivi». Ma quando un gioco, anni fa, era tutto contenuto nel disco senza bisogno di internet, ancora oggi puoi giocarlo, perché non dipende da nessun server. Il digitale, invece, dipende sempre da un’infrastruttura che l’azienda controlla e che può spegnere quando vuole.
Spero di avervi chiarito il mio pensiero. È vero, non tutti la pensiamo allo stesso modo, ma io ho voluto dire la mia. E voi, cosa ne pensate?

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